Grande Slime. Intervista a Paolo Bufalini e Daniele Pulze, di Davide Da Pieve

Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017

Grande Slime è la prima mostra nata dalla collaborazione tra Paolo Bufalini e Daniele Pulze e pensata nel corso del periodo di residenza svolto presso GAFFdabasso. I due artisti, entrambi cresciuti artisticamente nella scena bolognese, hanno concepito un progetto molto ampio, destinato a svilupparsi attraverso più episodi espositivi.

 

 

Davide Da Pieve: Grande Slime è un progetto ambizioso e di complessa elaborazione. Nel comunicato stampa leggiamo che la mostra nasce da “un’interrogazione reciproca che ha l’ambizione di dare una forma conchiusa e definitiva alla concezione del cosmo e della realtà in generale”; in sintesi, come si è sviluppato il processo creativo che vi ha portato alla realizzazione di questo primo capitolo?

 

Paolo Bufalini / Daniele Pulze: L’idea è che la mostra sia il risultato di un’iperbolica speculazione sulla natura dell’universo, un tentativo di comprensione dell’esistente in tutte le sue forme. Poiché l’obiettivo che ci siamo posti è per sua natura irrealizzabile, quello che abbiamo messo in scena è necessariamente un fallimento. La rappresentazione di questo fallimento, d’altra parte, non manca di fornire un risultato concreto e – ci auguriamo –  eloquente rispetto alla nostra concezione “del cosmo e della realtà in generale”.

 

D: Perché una selezione eterogenea di oggetti sprofonda nella superficie paludosa composta di slime, materiale ludico e al tempo stesso disgustoso?

 

P/D: All’interno della struttura di senso della mostra, lo slime è la controparte materiale dello sforzo teoretico, anzi forse è più esatto dire che ne è il prodotto. È una continua e lenta secrezione che ingloba qualsiasi cosa. Al contempo lo slime è un materiale proveniente dal mondo dell’infanzia, è un giocattolo, così come lo sono molti degli oggetti che avvolge, e ha una sensualità legata in gran parte al tatto. La manipolazione di una materia informe, il gioco in generale, in quanto attività ludiche e appartenenti alla sfera del piacere, sono connesse all’idea di una speculazione inconcludente, e a quella di un istinto ineliminabile e soverchiante.

 

D: La mostra si sviluppa quindi su due livelli: prima di tutto l’osservatore si trova di fronte degli oggetti posti nella palude informe; a ciò si sovrappone la voce lontana (immediatamente non visibile perché dietro la parete di fondo), di un performer che, seduto su un water con i pantaloni abbassati, legge ad alta voce il libro La realtà in generale, realizzato appositamente per l’occasione. Cosa contiene il libro? E come si congiungono questi due piani della mostra?

 

P/D: Il libro è un taglia/incolla di brani e singole frasi tratti da una ventina di altri libri e riviste. Le fonti sono molto eterogenee, ma sono accomunate dalla tendenza a definire una sorta di sistema e dalla loro natura prescrittiva. Troviamo quindi libri di filosofia, pseudoscienze, religione, futurologia, manuali su come diventare ricchi, come vincere al totocalcio, ricette di cucina ecc. L’assemblaggio fra le singole parti mima una logica interna al testo e una concatenazione argomentativa che di fatto non ci sono, sicché spesso risulta difficile percepire il passaggio da una fonte all’altra. Il performer, per tutta la durata della mostra, ha letto il libro come se fosse intento nel suo studio, quindi prendendo note, ripetendo, facendo delle pause e così via. Questo assurdo trattato è la controparte immateriale dell’installazione e il suo completamento. La performance rende esplicito il legame tra l’installazione e l’idea generale della mostra.

 

D: Il libro è certamente il veicolo della conoscenza per eccellenza; il bagno, soprattutto in seguito alla riduzione della privacy a cui ci hanno abituato i mezzi digitali, pare abbia acquistato rinnovate potenzialità come luogo di isolamento, andando ben oltre la sue originarie funzioni: secondo voi in che modo si intrecciano questo luogo quotidiano e la lettura?

 

P/D: L’idea del bagno nasce sicuramente con l’intento di dare alla performance una dimensione privata. Non a caso il performer sta studiando, e non sta declamando una teoria. Ci interessava poi richiamare l’idea di una secrezione corporea legata allo sforzo intellettuale. Il bagno può essere sicuramente visto come una sorta di pensatoio, e forse addirittura come un luogo in cui le ritualità legate al corpo assumono un carattere spirituale, quasi cultuale.

 

D: Come nasce questa vostra prima collaborazione? E come possiamo leggerla in rapporto al lavoro che ognuno di voi sta conducendo per vie autonome? Vorrei ricordare inoltre che, in modo diverso, avete già collaborato in occasione di Drink Free – Daniele Pulze solo’s show presso Tripla.

 

P/D: La collaborazione nasce semplicemente dall’aver vissuto insieme per più di un anno, e quindi dall’aver condiviso pensieri e riflessioni, sull’arte ma anche sulla “realtà in generale”. La nostre ricerche individuali, per quanto autonome, hanno dei punti di tangenza, e sono quindi compatibili. Nella poetica di ognuno sono presenti degli elementi che si possono ritrovare anche in questa mostra. Nel caso della mostra a TRIPLA la situazione era diversa, in quel caso uno era l’artista e l’altro il gestore dello spazio, lo scambio ha riguardato più gli aspetti logistici che l’ideazione della mostra.

 

D: Il prossimo episodio avverrà in primavera, a Milano, presso Dimora Artica. Qualche anticipazione? Come proseguiranno i prossimi episodi?

 

P/D: I due progetti sono legati dalla volontà di problematizzare le modalità di produzione di una mostra. Se in Grande Slime ci troviamo di fronte a una giustificazione iperbolica di quello che è poi il prodotto artistico, nella mostra di Dimora Artica tale giustificazione sarà totalmente assente. Questi sono ad ogni modo dei punti di partenza e per noi è essenziale il fatto che la portata di queste operazioni vada oltre le problematiche strettamente connesse all’ambito dell’arte contemporanea. Ciò che verrà dopo è ancora in fase di progettazione. Per ora possiamo dire che stiamo lavorando su concetti cardine da sviluppare sul lungo periodo, intorno alle idee di tragedia, idiozia, ricchezza e perfezione.

 

Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, detail, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, detail, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, installation view, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, performance, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, performance, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, La realtà in generale, detail, 2017
Paolo Bufalini e Daniele Pulze, Grande Slime, La realtà in generale, detail, 2017