Gli sguardi sul Mondo di Franco Albini. Articolo di Stefano Serusi

 

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La Fondazione Franco Albini mantiene in quanto studio tuttora attivo la disposizione degli ambienti, con la netta divisione in due ali, una dedicata all’accoglienza, l’altra alla progettazione, raccordate da un breve corridoio. Si vengono così a creare 3 ambienti e 3 diversi ritmi per la lettura delle mostre che qui si tengono, come quella in corso, “Sguardi Sul Mondo – Franco Albini fotografo”.

Nella suddivisione dei materiali fotografici e video, attraverso l’asciutta presentazione dei curatori Marco Albini e Stefano Setti, è possibile cogliere il sottile legame tra i viaggi di Franco Albini e il loro riverbero nel suo lavoro progettuale, un’eco ovviamente mai didascalica. Nella sala riunioni una prima selezione è legata allo studio dei materiali, tra cui emergono le stampe relative ai cordami fotografati nei porti e nei trabucchi, immagini nelle quali non è difficile leggere un’autentica ammirazione da parte dell’architetto per quei sapienti intrecci, la cui espressività cercherà di trasmettere con una delle sue opere più celebri, la libreria Veliero, esposta in Fondazione nella sua versione più antica.

Nello stretto corridoio sono esposte le fotografie e i materiali d’archivio che riguardano lo studio delle architetture mediterranee e rurali; in questa parte affiora il doveroso omaggio all’amico e collega Giuseppe Pagano. In Pagano è forse più che in altri autori evidente l’importanza dello studio dell’architettura spontanea attraverso il mezzo fotografico, e il valore estetico delle sue immagini raggiunge una completa autonomia dall’opera di studio. Nei documenti di Albini ricorre il tema dello spazio attraversato e del conseguente mutare del punto di vista. Ciò appare chiaramente nei filmati, come in quello che ritrae la costruzione del Campidoglio di Chandigarth in India, progettato da Le Corbusier, e nella ripresa degli interventi di carattere scenografico realizzati da Albini per le Olimpiadi Invernali del 1956 a Cortina e da lui stesso documentati con la cinepresa percorrendo la città in auto (la visione dall’automobile è del resto paradigmatica nella progettazione modernista). Anche nelle quinte realizzate per Cortina lo studio dei cordami ha un preciso esito, accostati qui a delle vere e proprie vele su alberature di tubi Innocenti, che definiscono in assoluta leggerezza l’immaginario frugale richiesto dall’evento sportivo. Una leggerezza a cui si accosta un intelligente uso di materiali completamente reversibili.
L’ultima serie di documenti esposti è stata realizzata da Albini in Grecia, e risulta essere contemporanea alla committenza di Caterina Mercenaro per l’allestimento dei musei genovesi. Alle belle immagini, da cui si evince una certa iconicità, è accostata una preziosa pianta del progetto per il Museo del Tesoro di San Lorenzo a Genova in cui il succedersi degli ambienti circolari rispecchia perfettamente quello delle tombe micenee. In questo caso l’interpretazione dell’architetto non si limita alla riproduzione filologica di una pianta ma si esprime nel creare il medesimo clima dell’ambiente ipogeo, delle sue superfici scabre e delle strette aperture, attraverso l’uso plastico del cemento. Il “tesoro”, inteso come spazio costituito dal vivo contrasto degli ori antichi con il loro moderno forziere di cemento, diventa come è stato per i precedenti micenei archetipo di ogni tesoro.

Statua-reliquario di S.Lorenzo, Museo del Tesoro di San Lorenzo, Genova

Immagini di apertura © Fondazione Franco Albini