Claudia Losi alla Galleria Monica De Cardenas . recensione di Domitilla Argentieri Federzoni

Claudia Losi - Asking Shelter, Galleria Monica De Cardenas (photo Andrea Rossetti)

Claudia Losi, Asking Shelter

Recensione di Domitilla Argentieri Federzoni

 

È da tanti rami spinosi che parte il lavoro per la mostra di Claudia Losi. L’artista li riproduce in bronzo e li usa per creare strutture simili a piccole capanne che ricordano quelle degli indiani d’America o quelle dell’infanzia: gli Shelters (rifugi). Sono proprio queste le opere che danno il nome ad “Asking Shelter”, la nuova personale di Losi alla galleria Monica de Cardenas. Le costruzioni richiamano, con la loro forma, l’archetipo del rifugio primordiale, ma con dimensioni ridotte. Primitive nella struttura, sono impreziosite dal bronzo e da insetti argentei che sembrano quasi pietre incastonate in monili spinosi. Viene a crearsi un’unione dinamica fra organico e artificiale, connettendo con efficacia la forma naturale dei rami all’artigianalità del bronzo e della sua manifattura.
In una delle prime stanze troviamo due opere che affrontano questi stessi temi: Untitled, struttura globulare, (scultura, lana, seta e pelle, 2017) e Sphere of influence, 2017 (stampa su carta Hahnemühle, cotone, biglie di vetro). Questi lavori sono piccoli universi che si corrispondono. La scultura è composta da forme sferiche, raggruppate. La sua struttura ricorda un sistema cellulare. Sulle sfere sono ricamate silhouette di animali, un topos dell’artista, che ritroveremo nelle altre sale.
La stampa è un ingrandimento di una foto di un ovulo umano fecondato, su cui l’artista ricama delle forme lineari. A primo sguardo potrebbe sembrare quasi un dipinto astratto, se non fosse per il ricamo, che richiama la gestualità del manufatto.
In un’altra stanza, appesi al soffitto come lunghe tende, sono degli arazzi, tessuti in seta (Untitled_Animals, stampa digitale su tinture naturali, seta, 2017). Dall’aspetto pregiato, sono disseminati di stampe rappresentanti animali che sembrano essere prese da una vecchia edizione di fiabe dei fratelli Grimm o da un testo sull’evoluzionismo di Darwin. Tali figure sono disposte a formare strutture circolari, richiamando alla memoria antichi cerchi magici.
In Beating Wings – Making Words,( 2017 – 2017, videoproiezioni), vengono mostrati, in una sorta di poetico documentario, le fasi della vita di una farfalla. Nella stessa sala ci sono delle lastre di marmo con incise falene che sembrano dei sofisticati fossili in un museo di storia naturale. (Thresholds, 2017-Images_round 2017, marmo bianco, incisione al laser e manuale).
Losi è abile nel creare dei micro mondi, che bene equilibrano, nonostante la molteplicità di media e materiali utilizzati, i temi centrali del suo percorso artistico. I nuclei narrativi creati sono indipendenti, ma anche collegati da un’infinità di fil rouge che, in un gioco di rimandi e connessioni fra organico e inorganico, animale e umano, creano un discorso coerente.

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Claudia Losi, Untitled (struttura globulare), 2017
Claudia Losi, Untitled (struttura globulare), 2017

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Fino al 18 marzo 2017

Galleria Monica De Cardenas
Via F. Vigano’, 4, 20124 Milano

www.monicadecardenas.com