Anima italiana. Racconto di un simposio di pittura, di Vera Portatadino

Foto di Francesco Lauretta

Salgo sulla navetta che dall’aeroporto di Brindisi mi porta verso la Casa Cafausica, percorrendo velocemente una strada costellata di buche. Fuori la notte è bellissima. È il primo di giugno. Non sono mai stata a Lecce e in Puglia trascorsi qualche giorno, una volta sola, vent’anni fa. Non so cosa aspettarmi, non conosco Luigi Presicce, se non di nome e, certo, per il suo lavoro di artista.

Quest’anno Luigi si è avventurato nell’ideazione e nell’organizzazione di un Simposio di Pittura, invitando ventidue pittori italiani, di fatto o di adozione, a convivere per quindici giorni nella suggestiva e selvatica atmosfera di un’ex-masseria, la Casa Cafausica.
Essa è la sede della Fondazione Lac o Le Mon, istituita a San Cesario di Lecce nel 2015, per volontà degli artisti Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce.

Arrivo a destinazione che è già buio e varco quella soglia che guarderemo tutte le notti dai pressi della casa, un cancello aperto che separa il grande giardino incolto dalla strada illuminata. La Casa Cafausica troneggia al termine di un viale alberato. C’è una porta aperta e un rettangolo giallo di luce, forse due; sembra l’Impero delle Luci, penso. Scendo dall’auto con il bagaglio pesante di colori e pennelli per andare incontro a Laura Perrone, preziosa risorsa del Simposio e curatrice. Anche Paola (Angelini) è già arrivata. Mi conduce su, trascinando con me il fardello del viaggio per le scale tenebrose, fino alla nostra stanza, seguendo a tentoni la luce di uno smartphone.

Paola è scesa: non me ne sono accorta. Sembro essere la sola presenza in tutta la casa. Mi dirigo giù nell’atrio fresco di pietra e sbircio nelle stanze dai soffitti alti: in ogni nicchia un’opera, un oggetto, un segno. Non c’è nessuno.
È così che comincia l’esplorazione di una natura che mi sedurrà fino all’ultimo giorno.

Fuori.

Il rumore dei passi sull’erba secca e bruciata dal sole è quello del padrone di casa, che mi accoglie con grande gentilezza, indicandomi il giardino segreto, quello cintato che resta al lato sinistro della facciata. Vi si accede attraversando un architrave da cui penzola una pigna, come l’uovo di Piero, nella pala di Brera. Oltre di esso, la notte, le fronde e un tavolo vociante di artisti, al chiaro di una lampada discreta.
Con Rudy Cremonini, Maurizio Bongiovanni, Paola Angelini, Laura Perrone, Luigi Presicce, Andrea Salvino, Sandra Hauser, Francesco Lauretta, Angelo Bellobono e poi Thomas Braida che ci raggiunge poco dopo, comincia una vita comune fatta di colazioni, dipinti, brigate in cucina che preparano squisite pietanze, materiali, osservazioni e domande, falò, pareti come affreschi, dibattiti, aperitivi all’imbrunire, docce fredde, presentazioni di sé e del proprio lavoro, cene all’aperto e balli sotto le stelle, gite a Lecce, albe e fugaci bagni nel mare.
Autenticamente Simposio.

Poco a poco nei giorni seguenti arriveranno tutti gli altri: Pierpaolo Campanini, Davide Serpetti, Aryan Ozmaie, Dalila Doro, Francesco De Grandi, Michele Bubacco, Valerio Nicolaj, Pierluigi Pusole, Giovanni Copelli, Pesce Khete, Marta Mancini, Michele Tocca, Valentina D’Amaro e Marcello Nitti. Chi da Roma, chi da Milano, chi da Bologna, chi da Firenze, chi da Torino, chi da Vienna…
Qualcuno partirà prima dello scadere dei giorni, con il dispiacere di tutti, poiché la pittura, questa cosa tremendamente viva e presente, ci ha catturati e invischiati, con essa e tra di noi.
L’abbiamo abitata e praticata come sempre, per due settimane anche qui, ma insieme, lasciando emergere le differenze e le similitudini che le varie generazioni possono raccontare dei propri anni, delle esperienze, dei desideri, delle modalità di lavoro, delle città che erano e che sono, degli interlocutori che erano, che sono e che saranno.

Restano le opere, che ognuno ha nella sua maniera elaborato e sviscerato dai fogli, dalle tavole e dalle tele, approfittando di sedute di disegno reciproco, anche durante i martedì di Santa Rosa, la scuola fondata spontaneamente da Luigi Presicce e Francesco Lauretta, i quali si danno appuntamento ogni settimana in un bar, per disegnare, invitando chiunque lo desideri, a unirsi a loro. Lo abbiamo fatto anche noi, prima a Lecce e poi sul lungo mare, a Porto Cesareo, tra la curiosità dei passanti.

E poi, ancora, sessioni di lavoro in mezzo al prato, nella Casa Cafusica, sui muretti e sui tavoli improvvisati, cercando angoli di ombra o aggirando le folate di vento nelle giornate bizzarre.
Ogni tanto una telecamera, a cogliere i momenti di lavoro, rubati dalla concentrazione di ognuno e a documentare quella privatissima intervista di trentatré domande che Luigi si è minuziosamente preparato, tenendoci tutti in sospeso e in attesa del fatidico momento. Un momento che ci unirà ancora di più, in cui parlare di pittura – non sempre pronti con la risposta migliore – e per parlare di sé, intimamente, rassicurati da uno sguardo e un atteggiamento, quello di Luigi, sempre accogliente e curioso.

L’anima italiana c’è ed è vibrante e fresca. Spesso penso non vi sia paese migliore per essere pittore oggi. Questa storia, questa luce, questo paesaggio, questa energia…
A discapito di tutte le polemiche, che ci piacciono tanto. Critici, collezionisti, galleristi, studiosi, non possono non accorgersene. È eccitante. Nelle difficoltà fermentano l’iniziativa, la ricerca, la sperimentazione, la determinazione.

Si è spontaneamente e pacificamente formata una piccola comunità, che ha idilliacamente, per davvero, condiviso un momento speciale e privilegiato, alla pari, di cui ogni singolo partecipante, sono sicura, custodirà un vivido ricordo e forse, facendone tesoro, si farà forte per costruire insieme e da soli nuove cose, nuovi mondi, nuove opere.
Così, come diceva Edgar Allan Poe, “viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.

Vera Portatadino

Bellobono, Lauretta e Campanini sul terrazzo, foto di Luigi Presicce

Bellobono, Lauretta e Campanini sul terrazzo, foto di Luigi Presicce

Casa Cafausica, foto Vera Portatadino

Casa Cafausica, foto Vera Portatadino

Cena tra pittori, foto di L Presicce

Cena tra pittori, foto di Luigi Presicce

De Grandi e Pusole in cucina, foto di Luigi Presicce

De Grandi e Pusole in cucina, foto di Luigi Presicce

Falò, foto di Luigi presicce

Falò, foto di Luigi Presicce

Giardino, foto di Francesco Lauretta

Giardino, foto di Francesco Lauretta

Il Giardino della Casa Cafausica foto di Vera Portatadino

Il Giardino della Casa Cafausica, foto di Vera Portatadino

La Scuola di Santa Rosa a Lecce, foto di Luigi Presicce

La Scuola di Santa Rosa a Lecce

L'arrivo di Aryan, foto di Luigi Presicce

L’arrivo di Aryan, foto di Luigi Presicce

Natura Cafausica, foto di Vera Portatadino

Natura Cafausica, foto di Vera Portatadino

Pittori all'opera, Foto di Luigi Presicce

Pittori all’opera, foto di Luigi Presicce

Pranzo alla Casa Cafausica, foto di Luigi Presicce

Pranzo alla Casa Cafausica, foto di Luigi Presicce

Rudy Cremonini, foto di Luigi Presicce

Rudy Cremonini, foto di Luigi Presicce

Scuola di Santa Rosa al mare, foto di Francesco Lauretta

Scuola di Santa Rosa al mare, foto di Francesco Lauretta

Thomas Braida, foto di Luigi Presicce

Thomas Braida, foto di Luigi Presicce

Valentina D'Amaro e l'intervista

Luigi Presicce e Valentina D’Amaro durante l’intervista parte della residenza

 

Per maggiori informazioni sul Simposio e sulla Fondazione Lac o Le Mon: https://lacolemon.wordpress.com/

L’immagine di apertura è di Francesco Lauretta